Wikipedia e la qualità dei contenuti.

6 luglio 2009

Wikipedia nasce il 15 gennaio 2001 sostenuta da Wikimedia foundation che ha in seguito dato vita ad altri progetti quali wikiquote e wikispecies .
Wikipedia (“wiki” che in hawaiano significa “veloce” e “pedia” dal greco “insegnamento”) nasce come la prima enciclopedia online, multilingue e con contenuto libero; ed è proprio il contenuto la caratteristica principale di Wikipedia: chiunque può collaborare pubblicando nuove voci o modificando quelle esistenti.
Wikipedia è pubblicata in circa 250 lingue diverse ed è uno dei 10 siti più visitati al mondo. Si sviluppa seguendo il modello del wiki: una collezione di documenti ipertestuali aggiornabili e modificabili da tutti coloro che accedono al sito. Chiunque può modificare e riscrivere interamente una pagina, ma esiste una cronologia che permette agli amministratori di ripristinare le pagine precedenti in caso di atti vandalici.
Con il termine vandalismo, secondo la stessa Wikipedia, si indica: “l’aggiunta, la cancellazione o la modifica di contenuti e dati, fatta con un evidente interesse o una malafede e con il conseguente risultato di compromettere l’integrità di Wikipedia.”
Ovviamente ci sono delle politiche di gestione del vandalismo.

La possibilità che un’intera voce venga scritta,cancellata e modificata da persone senza alcuna qualifica, è la causa primaria dei dubbi sulla qualità dei contenuti di Wikipedia e dei social media in generale.
Se un UGC è generato da persone “qualunque” chi ci assicura che le informazioni trovate online siano sicure tanto quanto quelle delle grandi enciclopedie cartacee che occupano le nostre librerie?

La qualità.
Bisogna accettare il fatto che una voce in Wikipedia o un articolo di un blog, non siano subito di massima qualità. Mentre un articolo di un giornale “classico” non può essere corretto dopo che è stato pubblicato, i contenuti dei media sociali hanno questa possibilità che permette ai loro autori (per i blog) ed a chiunque (per i wiki) di modificare e migliorare il contenuto. La qualità è quindi un processo che si basa sull’editing sociale, e deriva quindi da un’aggregazione di più risposte piuttosto che da una risposta unica iniziale.
In community basate sul fornire risposte come Yahoo Answers, WikiAnswers e Linkedin answers è il pubblico stesso a votare la risposta migliore, quindi gli utenti sono spinti a fornire contenuti migliori per ottenere più voti. In siti come Wikipedia invece non c’è la possibilità di votare l’informazione, ma vi è un costante monitoraggio degli amministratori che mette a dura prova la sopravvivenza di un atto vandalico.

Siamo quindi tutti più tranquilli grazie agli amministratori?
Forse no, rimane il problema del processo di crescita della qualità di una voce wiki, sempre precario ed affidato a persone senza qualifiche.
Ma vogliamo essere ottimisti per una volta, credere che progetti come “Qualità/Monitoraggio voci/Riforma (2009)” e semplicemente la collaborazione degli utenti possano davvero creare informazione di qualità.

#iranelection

3 luglio 2009

E’ facile parlare di quanto sia “bello, simpatico e innovativo” poter caricare i propri contenuti su internet. 

E’ facile trovare un po’ di definizioni, fare qualche intervista via mail e poi scrivere qualche articolo qui giusto per dire “ho scritto i due post necessari per l’esame”.

 

Ma il motivo per cui ho scelto di trattare gli User generated contents come argomento di questo blog non è di sicuro l’entusiasmo senza limiti che provo nel caricare vecchie foto di compagni di scuola quasi dimenticati su facebook o nel far sapere a tutti quanti tramite twitter che oggi alle 15.00 vado dal dentista.

 

Quello che mi interessa di più è come queste applicazioni che tra i ragazzi della mia generazione vengono usate per lo più per sviluppare quel lato da “portinaia” che è in ognuno di noi, stiano svolgendo un ruolo fondamentale nella diffusione di informazioni dall’Iran. 

 

Blog per organizzare proteste, profili di facebook ormai controllati dal nuovo governo (secondo molti tweets), informazioni in tempo reale tramite twitter digitando #iranelection- #gr88 – #neda, blog che spiegano come bypassare il blocco di internet posto dal governo iraniano (molti di questi blog vengono chiusi) o che addirittura si impegnano a creare un software per permettere l’accesso libero ad internet, petizioni… 

Per non parlare di Youtube, canale attraverso cui possiamo trovare i video delle rivolte, delle violenze e delle torture, e dell’atroce morte di Neda Salehi Agha-Solta (1982 – June 20, 2009) ormai triste simbolo della repressione iraniana.

 

Bisogna però tener conto del fatto che il governo iraniano non è all’oscuro di questa rivolta in atto su internet ed ha prima tolto l’accesso ad internet, bloccato i cellulari (tweets: sms di nuovo funzionanti ma non devono essere usati per argomenti politici), trovato ed incarcerato i blogger che riuscivano a bypassare il blocco (leggi l’articolo sull’incarcerazione del blogger).

 

E’ questo il vero potere del caricare in rete ciò di cui disponiamo: poter dare notizie in tempo reale su fatti altrimenti censurati, e non importa più l’impaginazione corretta, l’albo dei giornalisti, la grande firma al fondo della pagina. Ci sono ragazzi della mia età sui cui blog troviamo dichiarazioni di quanto sia necessario scendere in strada e manifestare contro i brogli elettorali iraniani, anche se consapevoli della possibilità di venire uccisi. Altri ancora raccontano delle pattuglie mandate sui tetti per interrompere i canti di protesta organizzati attraverso twitter. Sono testimonianze, piccole finestre su un mondo in rivolta, sono video che provano l’immenso potere che una videocamera con pochi pixel può darci 

 

 

La comunicazione è nelle nostre mani.


Paul Levinson “The new new media”

2 luglio 2009

Paul Levinson communication and media studies professor/expert at the Fordham Faculty of New York, NY, autore di libri quali “the soft edge, a natural history and future of the information revolution” e “the new new media”. E’ stato intervistato più di 500 volte ed è mio amico su facebook! :P

 

Studioso della rivoluzione dei media, del declino dei media tradizionali e dell’esponenziale crescita di internet, della web tv, di fenomeni nati dal basso come The Alcove, you tube e tutti i canali attraverso i quali si cerca di creare un nuovo tipo di cultura, di informazione e di contenuti dal basso, ovvero di tutti quei luoghi virtuali in cui i consumatori possono diventare produttori.

 

Il problema che Levinson evidenzia nei media tradizionali è l’asimmetrica relazione tra un piccolo gruppo di redattori e un’immensa platea di pubblico.

Questi media sono ancora in voga perchè sono “semplici”…. è facile accendere la televisione ma è anche vero che questa facilità non è più prerogativa assoluta della televisione… con l’iphone o il blackberry possiamo oggi compiere molte azioni tramite un’interfaccia semplice e veloce, ed accedere ad internet e cercare informazioni non è più così difficile.

Ecco perchè è ormai un fatto comune per media come i telegiornali tipicamente legati allo schermo della tv, passare allo schermo del computer, aprire canali su youtube o siti internet (http://www.rai.it/).

I media “vecchi” quindi non stanno lentamente morendo ma si stanno evolvendo in un qualcosa di totalmente diverso da ciò a cui siamo stati abituati (ad esempio la televisione in modalità on demand).

 

Se la possibilità di caricare contenuti su internet è una pratica sempre più facile e sempre più utilizzata, come fanno i sistemi di ricerca a fornirci le informazioni pertinenti, serie, attendibili scegliendo tra una marea di informazioni a noi inutili (information overload)?

Paul Levinson spiega che l’importante è la capacità di utilizzare i sistemi di ricerca,  (Google riesce benissimo a fornire le informazioni più pertinenti). Bisogna educare la popolazione ad usare in maniera corretta questa potenza e capacità di informazione.

 

Il web 2.0 offre una possibilità di comunicazione molto più umana, molto più legata all’utente che ha qualcosa da dire e al quale prima era negata una forma di espressione così ampia e facile.

Il web 2.0 è caratterizzato da quello che Paul Levinson chiama “the new new media” ovvero le tecnologie come blog, youtube e web tv che permettono al consumatore di diventare produttore.

Ovviamente questo riempie la rete di contenuti inutili, ma siamo tutti rimasti sotto il giogo di chi teneva le chiavi di quel cancello dorato dietro il quale c’era il piccolo gruppetto di redattori che decidevano cosa potevamo sapere e in quale versione per così tanto tempo che adesso c’è la necessità di far uscire allo scoperto coloro che prima erano impossibilitati ad esprimersi, e farli entrare in contatto con il maggior numero di persone possibile.

 

La teoria principale supportata da Levinson è che grazie ai new new media si espande il carnet di scelta e non bisogna spaventarsi per quanto riguarda l’essere sommersi di informazioni perchè è la mancanza di informazione che deve farci preoccupare… su quest’ultima parte ho un pò di dubbi… siamo sicuri che l’enorme mole di informazioni presente in rete sia navigabile da tutti quanti (indipendentemente dalla pertinenza dei risultati proposti dai motori di ricerca)?

 

 


UGC…. Contenuto generato dagli utenti.

30 giugno 2009

Il termine “user generated content” è applicabile a tutti quei contenuti pubblicamente disponibili caricati su internet dagli utenti finali (non più società specializzate ma gli utenti stessi che utilizzano il web).

La crescita esponenziale di Internet e la sua facilità d’utilizzo dovuta ad interfacce sempre più usabili ed accessibili permettono a chiunque abbia voglia (e capacità) di creare “contenuto”… ovvero? Contenuto è tutto ciò che pubblichiamo?

L’OECD (Organisation for Economic Co-operation and Development) ha stabilito tre caratteristiche necessarie perchè un contenuto sia UGC:

  1. Pubblicazione: Il contenuto deve essere pubblicato in un qualche contesto, che sia una pagina di un sito o di un social network. Molti contenuti infatti possono rimanere privati o essere scambiati tra pochi utenti via mail, chat o instant messages e non sono UGC.
  2. Mettici del tuo: Il contenuto deve avere un valore aggiunto dall’utente che deve quindi sforzarsi per creare il materiale o adattare materiale già esistente. Insomma, aprire un blog e fare copia e incolla da Wikipedia non significa creare un UGC. Pubblicare foto, creare musica, esprimere i propri pensieri invece è UGC. Rimane comunque difficile calcolare la creatività, bisogna sempre tenere conto del contesto in cui viene pubblicato il materiale.
  3. Fuori dalla routine: UGC, lo dice la parola stessa, è generato dagli utenti e non da figure professionali. Per questo si stacca da tutto ciò che riguarda le pratiche e le routine del mondo professionale, istituzionale e commerciale. Spesso chi pubblica contenuti non lo fa per guadagnare ma per connettersi con altre persone, per la notorietà e per esprimere le proprie idee in un contesto in cui probabilmente sarà facile trovare altre persone che le condividono.

C’è da dire però che l’azione di copiare e linkare un lavoro di un altro utente può esprimere e identificare i gusti di chi pubblica i link, vedi i siti come Digg.com e Stumbleupon.com che permettono di esprimere preferenze sui contenuti che vengono poi comunicate alla lista dei propri amici. Un pò come il famoso “Like/Unlike” di Facebook.

Perchè dedicare un blog a questo argomento? Semplice: penso che la tecnologia ed Internet diano un’enorme possibilità di comunicare liberamente ad un vastissimo pubblico, evitando quindi di rimanere legati ai media tradizionali omologati ed omologanti che spesso interpretano le notizie ed omettono quelle a loro scomode. Con questo non voglio dire che credo nell’oggettività degli UGC, ma è sempre meglio ascoltare più versioni della stessa notizia anzichè una sola…. no?


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